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Osservatorio

Il testo e la relazione illustrativa del nuovo schema di decreto sulla riforma della crisi di impresa è stato approvato dal CdM l'8 novembre. Il nuovo schema di decreto legislativo ha l’obiettivo di riformare la disciplina delle procedure concorsuali per consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa.

Oggetto: legge 27 gennaio 2012, n. 3 – Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento – Risposta a quesiti.
   
All’indomani dell’entrata in vigore della legge 27 gennaio 2012, n. 3 – recante “Disposizioni in materi di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento” – si sono registrate presso gli uffici giudiziari alcune problematiche interpretative (in particolare con riferimento al regime fiscale cui assoggettare le fasi giurisdizionali delle procedure di competenza dei tribunali ordinari) alle quali questa Direzione generale ha via via fornito le risposte di propria competenza, indicando le modalità operative da seguire nei singoli casi prospettati.

L’esdebitazione non può essere concessa qualora la consistenza del riparto realizzato nel corso della procedura fallimentare non appaia significativa rispetto all’entità del passivo accertato e, pertanto, l’entità dei versamenti effettuati non integri il presupposto della parzialità dei pagamenti richiesto per il riconoscimento del beneficio ai sensi dell’art. 142, comma 2, del R.D. 16 marzo 1942, n. 267.

Ai fini dell'ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, l’offerta del proponente nullatenente e privo di entrate lavorative che abbia ad oggetto un importo pari ad un quarto del debito deve ritenersi congrua sia alla luce della particolarità del caso di specie (il proponente aveva consegnato le relative somme al legale di fiducia affinché le versasse all’erario; questi, tuttavia, non ottemperando all’impegno assunto, decideva di tenersele per sé), sia perché l’erario non avrebbe avuto altre possibilità di recupero coattivo del credito, sia perché il pagamento risultava garantito da un impegno scritto assunto dal genitore del proponente.

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